Domani cda banche venete, Padoan: bail-in ipotesi esclusa

Banche venete, Bruxelles ferma su posizioni, domani vertice al Tesoro

Il dialogo con le autorità europee prosegue, con il comune obiettivo di concordare la soluzione che garantisca la stabilità delle due banche venete e salvaguardi integralmente i risparmiatori, nel pieno rispetto delle regole europee.

Almeno il bail-in è escluso: la soluzione estrema che coinvolgerebbe anche gli obbligazionisti e i correntisti delle due banche venete non ci sarà. Sotto il profilo della liquidità, Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca dispongono di tutte le garanzie pubbliche necessarie. Il Mef ha provato a rassicurare: "Il bail-in è un'ipotesi esclusa", ha detto il ministro Pier Carlo Padoan. Nel primo pomeriggio e' prevista un'analoga riunone del cda nella sede milanese di Veneto Banca.

IMPASSE A BRUXELLES- Si complica la situazione di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca.

Da un punto di vista solo matematico, la richiesta aggiuntiva non sarebbe insostenibile per il Tesoro, perché il fondo da 20 miliardi di debito aggiuntivo costruito ormai cinque mesi fa con il decreto "salva-risparmio" continua a essere giudicato più che sufficiente, tanto più che la normalizzazione nella dinamica di nuovi Npl non fa temere nuove crisi bancarie all'orizzonte. Io partirei dal presupposto che su queste banche i privati hanno già perso - o stanno perdendo - dei soldi; a questo punto bisogna garantire la possibilità di metterle in sicurezza attraverso un intervento pubblico che ormai è in costruzione da dicembre dell'anno scorso. A spiegarlo una nota dell'istituto dopo il consiglio che si è riunito oggi a valle delle riunioni a Bruxelles e a Roma dei giorni scorsi. Difficile immaginare che Padoan abbia accettato di prendere parte a un incontro interlocutorio: più facile che abbia voluto a stringere, preso atto che le trattative si stavano prolungando senza esito. Insomma, una bocciatura di fatto per il piano che prevedeva la fusione fra le due banche. "Se si tira troppo la corsa, si rischia di creare un clima generalizzato di sfiducia verso il nostro Paese proprio ora che la crescita va consolidandosi", conclude.

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