Opec, verso la conferma dei tagli alla produzione, quotazioni stabili

L'Opec regala una spinta al petrolio. L'ultima

Soldi: un nuovo flusso di dollari che ha aiutato sauditi e russi a convincere tutti gli altri produttori a non opporsi ad un'estensione della contrazione produttiva con termine marzo 2018.

L'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC, così come dovrebbero fare i Paesi produttori non membri del consesso, Russia in primis) ha raggiunto l'accordo, giovedì a Vienna dove era in programma la riunione, per prorogare di altri nove mesi i tagli alla produzione di greggio.

Questo fattore è però apparso determinante per il mercato petrolifero, che ha girato al ribasso: il future sul Light crude arrivato su un massimo di 52 dollari cede ora l'1,3% a 50,72 dollari al barile ed il Brent a Londra scivola di oltre l'1% a 53,68 dollari. Gli operatori si erano gia' mossi in questa direzione, scontando un'estensione di 9 mesi.

La maggior parte degli esperti crede che il prolungarsi del taglio alla produzione non avrà effetti particolarmente pesanti, tenendo conto soprattutto della produzione americana del greggio shale. "Penso che nove mesi sia più probabile", conferma un delegato. L'accordo è stato esteso il 10 dicembre 2016 ad 11 produttori non-Opec, tra cui la Russia, che hanno accettato di avviare un taglio della produzione complessivo di 558 mila barili al giorno. Comunque, la produzione totale, che era di 34,1 milioni di barili al giorno a fine novembre 2016 era arrivata alla fine di aprile 2017 a circa 31,9 milioni di barili al giorno, pari a un calo del 6,6%.

Gli investitori continuano inoltre a manifestare nervosismo sull'aumento della produzione in Nigeria e Libia, paesi che sono esonerati dall'accordo a causa dei conflitti interni che minacciano la loro offerta.

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