Nessun indennizzo: lo stupratore è indigente

«Stupratore indigente»: a Torino negato il risarcimento dello Stato alla vittima

Al termine del processo penale, l'uomo - condannato definitivamente a otto anni e due mesi di carcere - avrebbe dovuto risarcire la sua vittima, ma non lo ha mai fatto perché risulta indigente e, stando in carcere, non ha reddito.

Non solo. Finora in Italia si sono consolidate due chiavi di lettura, una più ampia e l'altra, invece, più ristretta secondo la quale questa norma regola l'indennizzo "in situazioni transfrontaliere" all'interno dell'Unione europea: può essere applicata, ad esempio, in Italia su altri cittadini europei, e non agli italiani.

"La battaglia legale che sto facendo per l'indennizzo - dice oggi la donna in un'intervista rilasciata a Federica Cravero per Repubblica - è per sensibilizzare tutte le donne che stanno passando quello che è accaduto a me". Il suo aggressore non si è limitato a rapinarla di ogni suo avere, ma l'ha stuprata brutalmente. Il perché è da ricercarsi in un tecnicismo. Nell'ottobre dello scorso anno, l'Italia era stata condannata dalla Corte di Giustizia europea perché inadempiente nella applicazione della direttiva europea sopra citata. Lo Stato deve risarcire soltanto quando per la vittima è impossibile "esercitare la pretesa nei confronti del responsabile in quanto incapiente o non identificato" e questo dato doveva essere verificato prima da Roberta e dai suoi avvocati. A tal fine la malcapitata si è affidata alla Direttiva Ce numero 80 del 2004 in difesa delle vittime di reati violenti sessuali, rivolgendosi al Tribunale civile di Torino e chiedendo il risarcimento da parte della presidenza del Consiglio dei ministri. Così come lo stupratore di Roberta. I giudici di Torino però hanno respinto il ricorso, in quanto la donna non avrebbe dimostrato che il colpevole non fosse in grado di pagare.

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