Iran, il riformista Rohani eletto presidente per la seconda volta

L'Iran alla vigilia del voto

Questi i profili dei due principlai candidati che si stanno per contendere la poltrona di presidente della repubblica iraniana. Da una parte ci sono i riformisti del presidente uscente Hassan Rouhani, che ha portato all'accordo sul nucleare e alla rimozione delle sanzioni internazionali. Semir Garshasbi, attivista iraniano e collaboratore di Radio Beckwith, spiega che sarà necessario fare molta attenzione a quanto accadrà, perché le condizioni di sicurezza destano preoccupazione. I dati sui votanti non sono ancora stati diffusi, ma le lunghe code hanno costretto le autorità a prolungare fino a mezzanotte le operazioni di voto. A farsi portavoce di un gruppetto di ragazzi che si sentono più vicini alle posizioni di Rohani è Sajjad, 23 anni, studente di geografia politica. Il riformista moderato, Rohani, prova ad essere rieletto. Raisi, dal canto suo, ha costruito una coalizione conservatrice, puntando su isolazionismo e populismo, arrivando a rappresentare una seria minaccia per Rohani e per il percorso di apertura intrapreso dal Paese. Khamenei e il mondo degli ayatollah temono la crescita di sensibilità liberale, soprattutto fra i giovani, che li bollano come "parassiti", dato che clero sciita e seminari vengono spesati in tutto con le tasse dello Stato.

A noi ricorda moltissimo il periodo buio degli anni Ottanta, quando venivano fucilati nelle carceri iraniane migliaia di oppositori iraniani, moltissimi gruppi, dai mujaheddin ai feddayin, dai tudeh, ai curdi, e molti di questi addirittura non applicavano e non seguivano la lotta armata contro il regime, ma semplicemente volevano chiudere questa pagina con l'opposizione democratica in Iran. Apprezzano anche la maggiore libertà che si vive in città: ragazzi e ragazze insieme; dialoghi e discussioni senza censure; impegni culturali internazionali; abbigliamenti più liberali; maggiore sostegno alle figure femminili. Ma lo è altrettanto che il consenso di Rohani, che nelle previsioni di voto risulta in testa con il 41%, è comunque in calo. Da un anno circa le sanzioni dell'Europa sono state tolte, ma non quelle statunitensi. Per esempio adesso non c'è da meravigliarsi che i due candidati siano tutti e due religiosi, uno è hojjatoleslam e l'altro è diventato ayatollah da poco.

"Non dimentichiamo però che Raisi ha anche una carriera da pubblico ministero e da giudice e ha scritto pagine nere della nostra storia".

Seyed Mostafa Agha Mirsalim, ex ministro della cultura con Rafsanjani, era già attivo politicamente prima della rivoluzione come direttore dell'azienda ferroviaria urbana e suburbana di Teheran. Dopo aver deposto la scheda nell'urna, ha rivolto un appello agli iraniani affinché partecipino in massa al voto. La Guida, invece, è un primus inter pares che svolge un ruolo di moderazione nel dibattito politico.

E non aiuta nemmeno i cristiani, di cui il presidente Trump si dice spesso paladino contro le loro persecuzioni. Sulla politica portata avanti da Rohani e sui risultati Zahra la vede in maniera completamente opposta al suo collega: "La disoccupazione ha un tasso elevato - afferma - ed esistono problemi economici di ogni tipo, compreso quello relativo alle abitazioni".

Teheran - Il futuro dell'Iran dipenderà anche dalle elezioni di oggi.

Correlati:

Commenti


Altre notizie