Tumore al cervello e cellulare: riconosciuto il legame

Tribunale Ivrea uso scorretto cellulare causa tumore

E Ambrosio ha aggiunto: "Abbiamo avuto difficoltà sul profilo medico e scientifico perché ci è stato detto che non c'erano prove che potesse creare un tumore, ma è stato detto che non si poteva anche dire il contrario". I giudici hanno stabilito che esiste un effetto cancerogeno delle onde elettromagnetiche del telefonino. Il tumore e' stato diagnosticato nel 2010, dopo una persistente sensazione di orecchio tappato. È quanto stabilisce la sentenza del tribunale del Lavoro di Ivrea in merito alla causa di un ex dipendente di una grande azienda italiana, costretto per 15 anni a usare per oltre tre ore al giorno il cellulare senza protezioni.

E' a questo punto che è iniziata una battaglia legale per fare in modo che venisse riconosciuta all'uomo una rendita vitalizia da malattia professionale. "Speriamo che la sentenza spinga ad una campagna di sensibilizzazione, che in Italia non c'è ancora", ha spiegato l'avvocato Stefano Bertone. "Ora crediamo sia necessario riflettere su questo problema e adottare le giuste contromisure".

Considerati i rischi potenziali generati dall'uso intenso del cellulare sottolineati dalla sentenza, è importante che venga promosso un uso consapevole di questa tecnologia, attraverso un'adeguata informazione. Per la prima volta lo stabilisce una sentenza di un tribunale italiano che ha riconosciuto alla vittima un indennizzo. In realtà manca un chiaro nesso tra l'uso dei telefonini, individuato invece oggi dal tribunale di Ivrea nel dare ragione a un dipendente Telecom colpito da cancro al cervello, e l'insorgenza dei tumori. Ad esempio dovrebbe esserne limitato l'uso a donne che portano avanti una gravidanza oppure ai bambini.

LA REAZIONE. "Ero obbligato a parlare al cellulare e per 15 anni ho fatto innumerevoli telefonate anche di venti e trenta minuti a casa".

"Per dovere la precedentemente direzione una decisione riconosce un rapporto fra l'applicazione maleducato del cellulare e illustrazione durante un neoplasia al giudizio". annunciano avvocati Renato Ambrosio e Stefano Bertone, dello dissertazione regolare torinese Ambrosio e Commodo.

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