Home restaurant, sì della Camera alla legge

Tavola imbandita per il pranzo

Dagli operatori del settore arriva un coro di critiche contro le nuove regole introdotte dalla Camera per regolare "l'attività di ristorazione in abitazione privata (home restaurant)", ovvero la possibilità di organizzare cene, prenotabili sul web, all'interno di abitazioni private. Una grande tavolata, 14 sconosciuti, ognuno con addosso la targhetta con il proprio nome.

Il testo formato da sette articoli definisce l'home restaurant come "l " attività finalizzata alla condivisione di eventi enogastronomici esercitata da persone fisiche all'interno delle unità immobiliari ad uso abitativo di residenza o domicilio, proprie o di un soggetto terzo, per il tramite di piattaforme digitali che mettono in contatto gli utenti, anche a titolo gratuito e dove i pasti sono preparati all'interno delle strutture medesime". "Auspichiamo con forza - si legge online - che l'attuale proposta di legge possa essere rimessa in discussione con le necessarie e opportune modifiche, per contribuire in maniera efficace alla crescita delle attività economiche di chi, con buona volontà, intende contribuire allo sviluppo dell'accoglienza turistica in Italia e per eliminare la palese discriminazione con cui si è intenzionati a trattare l'attività di Home restaurant rispetto a qualsiasi altra attività contigua, chiaramente in contrasto con i principi di libera concorrenza e con i correlati principi di parità di trattamento e non discriminazione". La legge, che deve passare ancora la vaglio del Senato, ha il plauso della Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi), che anzi chiede al Parlamento di introdurre ulteriori norme a tutela dei consumatori, come per esempio l'obbligatorietà delle procedure Haccp sui temi della sicurezza igienico-sanitaria.

La nuova normativa stabilisce che l'home restaurant o home food nnon potrà superare il limite di 500 coperti l'anno e che il cuoco non potrà percepire proventi superiori a 5 mila euro l'anno.

Da tempo si attendeva una regolamentazione degli home restaurant: i ristoranti in casa hanno infatti preso sempre più piede tanto da fatturare nel 2014, secondo le stime di Fiepet-Confesercenti, 7,2 milioni di euro. E sui 5.000 euro all'anno Rigon dice: "Tale forte limite di profitto significa non aver compreso il potenziale della sharing economy, ma tutelare incondizionatamente una categoria a discapito di un'altra, misurandola su piani differenti". Infine chi apre un "Home Restaurant" dovrà necessariamente presentare la dichiarazione di inizio attività commerciale (SCIA).

I favorevoli alla legge.

Eccola la auspicata regolamentazione della ristorazione nelle abitazioni private, che aveva suscitato tanta apprensione tra i ristoratori "ufficiali", quelli che hanno locali, cameriere, libri paga e molto altro.

Critico anche sulla limitazione della norma che vieta di svolgere l'attività di home restaurant in abitazioni destinate anche ad affitti a breve termine. Dalla associazione degli esercenti solo parole di miele nei confronti del provvedimento, visto come un impegno verso la salute pubblica, i diritti dei lavoratori e la trasparenza, mettendo fine, inoltre, ad un'evasione fiscale e contributiva pressoché totale. "L'Aula della Camera voterà il provvedimento dopo aver discusso gli emendamenti tra cui ci auguriamo venga accolto quello relativo a definire un ruolo delle Asl nei controlli igienico-sanitari, come previsto nella proposta originaria".

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