Siria, parla il papà della bimba che twitta da Aleppo: "Stiamo bene"

Un carro armato delle forze governative avanza ad Aleppo

Una proposta che l'esponente del Cremlino definisce "inaccettabile" perché "a nostro avviso mira a far tornare tutto indietro, sembra un tentativo per temporeggiare e permettere ai miliziani di rifiatare e riorganizzarsi".

"C'è la consapevolezza - ha aggiunto Lavrov - che non ce la si fa ad avere un colloquio serio con i nostri partner americani". Così - ha proseguito il capo della diplomazia russa - è successo con gli accordi del 9 settembre, che erano stati raggiunti ed erano entrati in vigore, ma poi gli Usa hanno cominciato a cercare dei pretesti per uscirne e alla fine li hanno trovati. "Adesso la situazione è molto simile". A Mosca comprendono da chi abbiano ottenuto i ribelli siriani l'informazione relativa alle coordinate dell'ospedale russo di Aleppo che è stato colpito, ha dichiarato il portavoce del ministero della Difesa della Russia, il generale Igor Konashenkov: "senza dubbio il bombardamento è stato compiuto dai ribelli dell'opposizione".

"Il fatto che i miliziani si siano rifiutati" di lasciare Aleppo "non significa ancora niente". Peskov ha poi negato che Mosca non voglia trovare un accordo con Washington sulla Siria prima dell'insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca.

L'esercito regolare siriano, a questo punto, ha in mano circa il 75% di Aleppo orientale e sta cercando di prenderla tutta. "Sì signori, siete voi i responsabili, sponsor dei terroristi provenienti da Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti e da altri Paesi simpatizzanti", ha concluso l'alto ufficiale.

Lavrov ha inoltre raccontato che nella seduta del Consiglio di sicurezza dell'ONU di ieri Russia, Cina e Venezuela hanno respinto la bozza di risoluzione per la situazione ad Aleppo. Dal 2012 la città è divisa in due: a est ci sono i ribelli che combattono contro Assad, a ovest c'è il regime.

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