Governo: Renzi, non arrendiamoci, è già tempo di ripartire

Referendum

Matteo Renzi prende la parola durante la conferenza stampa convocata a Palazzo Chigi intorno a mezzanotte. La prima del settennato di Sergio Mattarella. Poi l'annuncio del segretario generale della presidenza della Repubblica. Si tratta di motivi concreti e sonanti, corredati da molti zeri: sono le opere che il governo dimissionario aveva promesso, che non sono ancora avviate su un iter burocraticamente saldo e finanziariamente incontrovertibile. "Siamo il partito di maggioranza relativa". Ma ci dobbiamo rassegnare. "Il Pd non ha paura della democrazia e dei voti".

"Andiamo via senza rimorsi - ha detto Renzi - l'esperienza del mio governo finisce qui". Quanto al governo che cade, il premier rivendica con orgoglio il 'disegno organico' della sua azione: "Meno tasse e più diritti". Esattamente come quattro anni fa, dopo il disastro elettorale di Pierluigi Bersani, anche oggi servono facce nuove alla testa del partito (benché di facce nuove nel PD ci sia ormai gran penuria).

La minoranza non replica. Tra l'altro, aggiunge il parlamentare dem, "ci sarà da vedere se la sentenza della Corte costituzionale sarà auto-applicativa, cosa non scontata". In Direzione solo Walter Tocci si alza per chiedere il dibattito. "Sarebbe un film dell'orrore e vorrebbe dire mettere a rischio l'esistenza stessa del partito - gli fa eco Davide Zoggia - Chi si intesta il 40% è matto".

"È verosimile che per assistere ad un cambiamento sostanziale delle regole sulla mobilità, ma anche sul merito professionale introdotto con la Legge 107/15 - ha concluso il direttore su questo punto - bisogna attendere che vi rimetta mano a livello legislativo il Governo che verrà a costituirsi nella prossima legislatura". Passaggi che richiederanno di arrivare almeno a maggio. La novità rappresenta il possibile ingresso di Forza Italia in maggioranza per un governo di responsabilità nazionale. E naturalmente anche il M5s, che annuncia di aver depositato alla Camera una proposta di legge che estende l'Italicum anche al Senato.

Qualora Mattarella decidesse di procedere per questa strada dovrebbe nominare un personaggio (non deve essere per forza un politico) a cui verrebbe affidato il compito di formare un nuovo Governo.

Lo spread resta a 154 punti.

Ma se Renzi ha perso, non crediate che abbiano vinto tutti gli altri, perché in un raggruppamento così composito questo è assolutamente impossibile.

Successivamente, entro dieci giorni dal decreto di nomina, il governo deve presentarsi davanti a ciascuna Camera per ottenere la fiducia, voto che deve essere motivato dai gruppi parlamentari e avvenire per appello nominale, al fine di impegnare i parlamentari nella responsabilità di tale concessione di fronte all'elettorato.

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