30 novembre 2016 | Statali, confermato aumento di 85 euro

RIFORMA MADIA IN DUBBIO

Eppure agli inizi di settembre la ministra della Pubblica amministrazione, Marianna Madia, è stata la prima ad annunciare sui social 'l'era del licenziamento sprint' quando un'operazione della Guardia di Finanza ha portato a scoprire 29 dipendenti assenteisti del Libero consorzio comunale di Siracusa: "Si applica la riforma della Pa: licenziamento rapido a tutela di tutti i dipendenti onesti" sono state le sue parole. La determinazione degli incrementi degli stipendi dei dipendenti pubblici sarebbe poi lasciata alla parti, ai singoli tavoli che si apriranno tra i sindacati e l'Aran sui quattro comparti: funzione centrali, funzionali locali, sanità e conoscenza. È prevista una parte economica, gli aumenti medi di circa 85 euro, e una parte normativa per modificare alcuni istituti, come la valutazione o il salario accessorio.

Un tema molto sentito dagli impiegati statali, che da sette anni sono costretti a subire il blocco del rinnovo contrattuale. Anche il giuslavorista Umberto Romagnoli, professore emerito di Diritto del lavoro dell'Università di Bologna sottolinea che "i licenziamenti nel settore pubblico si sono sempre potuti fare". Mai nella storia dell'Italia repubblicana si era registrato un simile attacco alla Corte, massimo organismo di garanzia della Costituzione.

C'è chi dice che ora si bloccherà anche il rinnovo dei contratti pubblici.

"Il problema è limitato a 5 dei 18 decreti legislativi finora approvati".

Il tavolo previsto per mercoledì 30 novembre sarà anche l'occasione per capire se qualcosa si muoverà già prima dell'esito referendario. Riguardano la riduzione delle partecipate, la licenziabilità dei 'furbetti del cartellino' e l'istituzione di un elenco nazionale dei direttori sanitari: "200 persone che gestiscono 113 miliardi di spesa ogni anno". Su questi tre decreti andrò, come chiede la sentenza, nella conferenza Stato-Regioni per avere un'intesa e poi, se Zaia non si metterà ancora di traverso, presenterò decreti correttivi e le riforme andranno avanti.

"Non è possibile individuare una materia di competenza dello Stato cui ricondurre, in via prevalente, la normativa impugnata, perché vi è, invece, una concorrenza di competenze, statali e regionali, relative a materie legate in un intreccio inestricabile, è necessario che il legislatore statale rispetti il principio di leale collaborazione e preveda adeguati strumenti di coinvolgimento delle Regioni (e degli enti locali), a difesa delle loro competenze". Discorso diverso sul fronte dei ricorsi: "È chiaro che la sentenza della consulta indebolisce i provvedimenti precedenti, ma non manda tutto al macero". "Noi siam pronti a chiudere, ci sono le compatibilità" ha detto oggi il premier Matteo Renzi a Repubblica tv.

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