Confindustria, manifatturiero: Italia arranca ma 7^ al mondo e 2^ in Europa

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E' questo lo scenario tratteggiato dal rapporto del Csc, il Centro studi di Confindustria, su "I nuovi volti della globalizzazione", presentato oggi dal capoeconomista di Viale dell'Astronomia, Luca Paolazzi, e sul quale si sono confrontati i ministri dell'Economia, Pier Carlo Padoan, e dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, e il numero uno degli industriali Vincenzo Boccia.

L'Italia ancora arranca nel contesto globale, anche se riesce a difendere la seconda posizione in Europa come potenza manifatturiera e si conferma settima nel mondo con una quota del 2,3%. L'Italia è invece nona nell'export di manufatti e ottava se si mette in conto il recente deprezzamento della sterlina, che riduce il valore esterno delle merci britanniche. Non solo. Il nostro Paese deve fare i conti con altri due ostacoli: la scarsa disponibilità di credito e la bassa profittabilità, che, se pur in recupero rispetto ai minimi storici nel 2012, rimane sempre penalizzata da un costo del lavoro che sale (più 24,6% tra 2007 e 2015) a ritmi quasi tripli di quelli della produttività, più 9,5%. Un incremento del 10% della complessità dei prodotti, stima il Csc, innalzerebbe del 7,3% il Pil pro-capite.

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