Dimissioni del ragionere generale, Campidoglio: Non risultano

Roma, il ragioniere generale rimette il mandato La Raggi alle prese con le 'sostituzioni' in Giunta

Due giorni dopo il diniego di Salvatore Tirino ad accettare l'incarico di assessore al Bilancio del Comune di Roma, il nuovo corso del Campidoglio con a capo la Raggi, registra un altro componente che si dimette. "Una responsabilità enorme, che non posso sopportare da solo".

Peccato che Fermante, secondo il quotidiano romano, abbia invece lamentato di essere "completamente isolato" e di lavorare "senza un indirizzo politico, visto che l'assessore al Bilancio si è dimesso il primo settembre e la sindaca in tutto questo tempo non ha mai voluto incontrarmi".

Stefano Fermante avrebbe rimesso il mandato nelle mani di Raggi che ha protocollato la dimissione nella giornata di ieri, nonostante la stessa aveva assicurato "Abbiamo una ragioneria che funziona benissimo". "Sono cose che abbiamo appreso a mezzo stampa e che dobbiamo verificare, per cui non possiamo rispondere". Stefano Fermante ha allegato alle sue dimissioni una relazione di 20 pagine che dipinge una situazione della Capitale in stato di insolvenza. Sarà anche vero, ma sta di fatto che lo stallo continua e i conti del Comune sono ancora in alto mare. Quest'ultimo problema è trasversale, in tutti i quadranti della città: dalla Cassia, dove all'appello mancherebbe più di un milione, al Pigneto, dove è a rischio l'assistenza ai disabili nelle scuole e nelle case-famiglia.

Dal primo gennaio, senza una manovra approvata, si passerebbe alla gestione provvisoria "per dodicesimi". Non solo: dopo venti giorni dalla scadenza il prefetto dovrebbe inviare ai consiglieri comunali una diffida con una deadline finale, oltre la quale l'amministrazione verrebbe sciolta: un'ipotesi per ora lontanissima, ma neanche troppo! Ma è difficile non vedere dietro alla scelta la presa d'atto che con questa Giunta - ancora immobile, travolta dagli scandali e alla perenne ricerca di assessori da silurare quanto prima - semplicemente non si può governare Roma.

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