Gaia, il satellite meraviglioso che misura la Via Lattea

Astronomia tra Asi e Inaf tanta Italia nella missione Gaia

Dopo 33 mesi dal lancio, avvenuto nel dicembre 2013, la missione spaziale Gaia ha svelato le prime immagini dallo spazio.

I risultati finali della missione non saranno disponibili prima del 2020, ma oggi l'Esa ha diffuso i primi dati ottenuti dal satellite. "Ciò significa che la Via Lattea cambierà nel tempo e che tra miliardi di anni potrebbe distruggersi". Questa struttura è visibile nel cielo come Piano Galattico - la porzione più luminosa dell'immagine tracciata con i dati di Gaia - ed è orizzontale e particolarmente luminosa al centro, mentre le regioni più scure attraverso tutto il Piano Galattico corrispondono a dense nubi di gas e polveri interstellari che assorbono la luce delle stelle lungo la linea di visibilità.

Stando a quanto riferito dagli stessa esperti dell'Esa, la prima mappa della Via Lattea in 3D non è tuttavia che il preambolo ad un vastissimo censimento stellare che verrà realizzato nel corso dei prossimi 5 anni dai satelliti europei e che andrà a coinvolgere circa un miliardo di stelle, delle quali verranno prese al vaglio le caratteristiche legato allo spettro di emissione e alla magnitudine intrinseca. Questo il commento di Barbara Negri, Responsabile Osservazione e Esplorazione dell'Universo dell'Asi, ai primi dati arrivati dalla missione Gaia diffusi oggi dall'Agenzia spaziale europea.

Salutando dunque i successi di una delle missioni europee più articolate e complesse mai realizzate, è possibile rintracciare sul sito ufficiale dell'Esa la mappa in 3D e magari anche abbozzare prove di navigazione in cui il termine "satellitare" assume una connotazione mai così profonda e poco ancorata all'uso comune. L'Asdc dell'Asi ospiterà una copia del catalogo che sarà prodotto da Gaia e si sta occupando della realizzazione di strumenti che permettano e facilitino l'accesso, l'estrazione e il data mining di una mole immensa delle informazioni che vi sarà contenuta, aiutando così la comunità astronomica a sfruttarne per intero l'immenso potenziale scientifico.

E il merito è anche italiano: il nostro paese, infatti gioca un ruolo importante nella missione, con oltre 70 ricercatori Asi e Inaf impegnati nel Data Processing and Analysis Consortium (Dpac). Leonardo ha inoltre fornito i prismi necessari al telescopio di Gaia, che ha richiesto la progettazione di ottiche di forma sferica di grandi dimensioni, la Pcdu- Power Conditioning and Distribution Unit, ovvero l'unità per la regolazione e la distribuzione della potenza del satellite.

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