Verso riapertura ambasciata italiana a Tripoli, Perrone alla guida

Africa					Libia Usa elogiano Italia Perrone ambasciatore grande scelta

"Sul piano militare stiamo fornendo alle operazioni antiterrorismo un sostegno logistico", spiega Gentiloni. "Mi auguro che ci sia sufficiente senso di responsabilità per evitare polemiche inutili".

La notizia giunge mentre sembra confermarsi la presenza di alcune decine di uomini delle forze speciali italiane in Libia, con compiti di addestramento per l'esercito libico fedele al governo Serraj.

Gentiloni, sulla presenza di militari italiani in loco, chiarisce: "Non abbiamo missioni militari in Libia".

"Il governo - continuano - si fa forte del famoso articolo 7bis inserito nel decreto missioni per permettere l'uso di militari su un fronte di guerra senza l'autorizzazione del Parlamento, ma quell'articolo parla chiaramente dell'invio di uomini a supporto di operazioni di intelligence, che niente hanno a che vedere con quello che le nostre forze speciali stanno facendo in Libia. Se le avremo saranno autorizzate dal parlamento". Ieri mattina fonti del governo avevano confermato che "la richiesta [di Serraj] è arrivata e l'esecutivo la sta valutando", ma che "per qualsiasi nuova iniziativa, il governo coinvolgerà il Parlamento". Già da tempo l'Italia fornisce il proprio contributo per l'assistenza dei feriti in Libia, su richiesta dell'esecutivo libico. Lo dice il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, in un'intervista al Corriere della Sera. Che ha aggiunto: "La nostra Libia ha bisogno dell'aiuto internazionale, nella battaglia contro l'Isis. Probabilmente non mesi, solo poche settimane".

"Presto l'Italia potrebbe riaprire l sua ambasciata a Tripoli, chiusa nel febbraio 2015". Il nuovo ambasciatore è il ministro plenipotenziario Giuseppe Perrone, 49 anni, attuale direttore centrale per i Paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente della Direzione generale per gli affari politici e di sicurezza della Farnesina. L'Italia, insieme a Germania, Usa, Francia, Regno Unito e Spagna, e' preoccupata per la situazione in cui si trova il terminal petrolifero di Zuetina, sotto attacco di fazioni rivali che ne minacciano l'attivita'; e ha chiesto insieme agli altri 5 Paesi firmatari della dichiarazione congiunta, che il controllo di tutte le installazioni petrolifere libiche ritorni in mano al governo di unita' nazionale, "senza condizioni, riserve, ne' rinvii".

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