Guerra del grano, Coldiretti: a rischio 3mila aziende

Stime della Coldiretti sulla perdita di valore causata dalle speculazioni sul grano in Piemonte

Durante la manifestazione, gli agricoltori hanno regalato ai passanti porzioni di grano, per promuovere la lotta contro le speculazioni, le importazioni di grano spesso vecchio e senza le regole fitosanitarie seguite in Italia e la mancanza di etichettatura che rende il prodotto indistinguibile.

Le basse quotazioni del grano mettono in grave difficoltà il settore cerealicolo: il problema che si sta abbattendo sulla filiera è molto sentito dal sistema cooperativo, che è particolarmente presente sia in fase di produzione che di trasformazione e dove grazie all'aggregazione, all'innovazione degli stoccaggi e servizi si è riusciti negli anni a proporre liquidazioni competitive e opportunità agli agricoltori. Dalla Puglia la sua attenzione si è spostata a Nord Est, in quello che viene ora definito il "granaio padano" in quanto le variazioni climatiche hanno spostato nel territorio emiliano, friulano e veneto le varietà selezionate di frumento che danno notevoli performance in termini di qualità e quantitativi. Sui cartelli dei manifestanti si leggono slogan come: "Ci vogliono dieci chili di grano per una coca cola", "No grano no pane", "Stop alle speculazioni" e "Il giusto pane quotidiano".

Non a caso nei primi quattro mesi del 2016 gli arrivi di grano in Italia sono aumentati del 10 per cento, secondo un'analisi Coldiretti su dati Istat.

Secondo la Cia infatti, per il grano si è andata determinando una situazione paradossale, che ha visto l'immissione nel mercato di ingenti quantità di grano importato proprio nel periodo della trebbiatura, provocando il tracollo dei prezzi e aumentando a dismisura il già ampio divario tra costo del frumento e prezzo del pane e della pasta.

Nel giro di un anno le quotazioni del grano duro destinato alla pasta hanno perso il 43 per cento del valore, mentre si registra un calo del 19 per cento del prezzo del grano tenero destinato alla panificazione.

"La Puglia che è il principale produttore italiano di grano duro è paradossalmente - denuncia la Coldiretti - anche quello che ne importa di più, tanto da rappresentare un quarto del totale del valore degli arrivi di prodotti agroalimentari nella regione".

Per restituire un futuro al grano italiano - sostiene Coldiretti Modena - occorre l'indicazione in etichetta dell'origine del grano utilizzato nella pasta e nei derivati/trasformati ma anche l'indicazione della data di raccolta (anno di produzione) del grano, assieme con il divieto di utilizzare grano extra comunitario oltre i 18 mesi dalla data di raccolta.

"Chi impiega il grano a prezzo più basso senza utilizzare il nostro - ha poi sottolineato con forza - non sa che il grano lo trova ovunque, ma fare concorrenza con il prezzo più basso rischia di fargli ritrovare solo la fuffa in mano e non la sostanza". Lo afferma Aidepi, l'Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane, in occasione della manifestazione di protesta di Coldiretti per la tutela del grano italiano.

Le importazioni di grano estero di qualità salvano il mito della pasta italiana, dal gusto all'occupazione di 120 aziende pastarie e di 300 mila aziende agricole. Il resto, se non si potesse mischiare con grano estero di alta qualità, potrebbe essere venduto solo per l'alimentazione animale, con una perdita dei ricavi per gli agricoltori di circa il 50%.

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