Crolla prezzo del grano. Agricoltori disperati

Crolla prezzo del grano. Agricoltori disperati

E' quanto emerge dall'analisi della Coldiretti #laguerradelgrano diffusa in occasione della maximobilitazione organizzata in varie città d'Italia con migliaia di agricoltori e trattori al seguito.

"Coltivo grano su 45 ettari di terra?spiega Emanuele Arvetti, di Commessaggio (Mantova) - lo vendo ai mulini per produrre il pane, per ora resisto ma è davvero difficile, perché i costi sono aumentati ancora rispetto allo scorso anno e i prezzi continuano a calare".

Sono 120 i milioni di euro scippati in un anno alla Sicilia.

Prezzo del grano più basso che mai, oltre mille agricoltori sono scesi in piazza a Termoli, con lo slogan 'Salviamo l'oro del Made in Italy'. "Senza un'inversione di marcia sui prezzi pagati agli agricoltori e senza un freno immediato alle importazioni spregiudicate dall'estero ed alle conseguenti speculazioni in atto, il rischio che si corre è quello di una progressiva marginalizzazione della produzione di grano in un Paese che, paradossalmente, esporta il 50% della pasta che produce": a ribadirlo è Luca Brunelli, presidente Cia Toscana, direttamente al presidente nazionale Cia-Agricoltori Italiani, Dino Scanavino, di fronte ad una delegazione di agricoltori toscani, che dopo la manifestazione in piazza a Grosseto di giovedì, si sono incontrati in un'azienda agricola in Maremma. Nelle prime quattro settimane della nuova campagna, inoltre, gli acquisti di grano estero sono diminuiti di oltre il 60 per cento. In più la beffa di trovarci nella situazione che il prodotto nazionale è pagato meno di quello importato, che aumenta sempre di più (+54% in quantità negli ultimi tre anni).

Ad avviso di Confagricoltura "attraverso il piano cerealicolo si dovrà intervenire prevedendo: strumenti innovativi finalizzati alla trasparenza delle quotazioni e delle contrattazioni; investimenti nell'ammodernamento delle strutture di stoccaggio per qualificare il grano made in Italy; accertamento delle giacenze (rendendo obbligatoria la comunicazione annuale delle scorte al ministero delle Politiche agricole entro il 31 maggio); monitoraggio delle importazioni e dei flussi di cereali all'interno dell'Ue; verifica delle superfici coltivate e della produzione potenziale traendo i dati dai fascicoli aziendali".

"Purtroppo a causa della concomitanza con il Consiglio Comunale, non mi è stato possibile recarmi a Bari insieme all'Assessore Lippolis - ha commentato il sindaco Domenico Nisi concludendo - Questa Amministrazione farà tutto il possibile per sostenere l'iniziativa regionale nella salvaguardia del grano pugliese e dei suoi produttori". E quella prodotta rischierebbe di essere, in media, di minore qualità.

Ma i vertici dell'Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane (Aidepi) non ci stanno.

L'Italia è il principale produttore europeo di grano duro, con circa 1,3 milioni di ettari per oltre 4,8 milioni di tonnellate di produzione che si concentra nell'Italia meridionale, soprattutto in Puglia e Sicilia che da sole rappresentano il 42% della produzione nazionale.

"Stop alle importazioni di grano per 15-20 giorni, così da ridare fiato agli agricoltori in crisi" questa la proposta della Cia al Governo, per contrastare una crisi del grano senza precedenti. Potrebbero smerciare solo quello che raggiunge i parametri qualitativi della materia prima previsti dalla legge di purezza, varata nel 1967.

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