Strage Nizza, parla il fratello del killer: "Mohamed neanche pregava"

L'attentatore di Nizza era schivo, poco religioso e solitario

Quattro sono stati portati in camera di sicurezza poche oro dopo l'attentato, tre ieri. Nel farlo si è ispirato ai manuali del "perfetto terrorista" rintracciabili in rete sui siti del fondamentalismo islamico, e fin dall'inizio sapeva che l'esito finale sarebbe stata la morte di decine di persone, ma anche la propria morte. Secondo il procuratore Francois Molins, l'uomo avrebbe dovuto riconsegnare il veicolo il 13 luglio. Oltre a una ticinese 54enne è deceduto nell'attacco anche un bambino, riferisce un comunicato delle autorità elvetiche citato dall'agenzia di stampa svizzera Ats. "L'ho sentito per l'ultima volta il pomeriggio della strage ... stava passeggiando sul lungomare di Nizza, quando mi ha telefonato erano le 16 del 14 luglio", ha detto il ragazzo, ancora sgomento per quanto accaduto giovedì notte lungo la Promenade des Anglais. Sostenitori dell'Isis esultano. Il mondo sgomento.

Il killer della strage di Nizza, Mohamed Lahouaiej Bouhlel, era stato fermato nel 2015, per un controllo, alla frontiera di Ventimiglia. La Farnesina intanto ha reso noto che molti connazionali sono ancora irrintracciabili, mentre i feriti italiani sono 4. In particolare non si hanno notizie di due coppie di italiani, una di Voghera e l'altra di Mondovì.Tutti i bambini ritrovati soli tra la folla sono stati radunati nella caserma Auvare, sede principale della polizia in città. "Una persona è saltata sul camion per tentare di fermarlo - ha detto a radio Europe 1 il presidente del Dipartimento delle Alpi Marittime Eric Ciotti -".

Si tratta di un dispositivo utilizzato dall'esercito statunitense e da alcuni corpi di polizia degli Stati Uniti, che funziona utilizzando fasci non mortali di energia ad alta intensità - in pratica gli stessi che agiscono nei forni a microonde che usiamo in cucina - e che, puntati verso il veicolo, ne arrestano la corsa bloccando i dispositivi elettrici ed elettronici. Ha parlato di "guerra totale", ha parlato della necessità di aprire dei centri contro la radicalizzazione e di espellere le persone straniere segnalate con la "fiche S". Il suo avvocato, Jean-Yves Garino, ha detto che stava divorziando dal marito, con il quale aveva avuto tre figli, e che viveva in una situazione di completo isolamento.

Gli investigatori hanno passato al setaccio anche il cellulare trovato all'interno del mezzo e hanno scoperto che il killer inviò un sms dal suo cellulare scrivendo: "Invia più armi".

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