Pronti a creare una ADIZ nel Mar cinese del sud

Xi Jinping

La Cina rifiuta la sentenza, soddisfazione a Manila - Manila ha accolto con soddisfazione la sentenza dopo le numerose proteste popolari a Manila contro le pretese cinesi su isole e atolli. Cinquecento pagine in cui, in sostanza, si dichiara che le rivendicazioni della Cina nel Mar cinese meridionale sono del tutto prive di fondamento legale. Nelle scorse settimane erano emerse speculazioni nei media cinesi in merito all'imminente entrata in servizio del cacciatorpediniere, visto che erano circolate fotografie della nave da guerra già dotata del simbolo di classificazione di scafo, ovvero un indizio sufficiente per immaginare un eventuale impiego nel breve periodo. "La Cina ha diritto di farlo". Ancora oggi la questione rimane piuttosto indefinita, visto che la Cina non ha mai chiarito ufficialmente quali siano i confini delle aree che rivendica. "Questo dipenderà da una nostra valutazione generale".

La corte internazionale ha nei fatti condannato le azioni di Pechino nell'area, che vanno dalla costruzione nel Mar Cinese meridionale di isole artificiali al disturbo di attività di pesca dei paesi vicini.

Per conoscere la reazione cinese non è stato necessario attendere nemmeno un minuto: la Cina ha ribadito che "non accetta e non riconosce" alcun valore alla sentenza della Corte Permanente Arbitrale dell'Aja. Una decisione basata sulla Unclos, United Nations Convention on the Law of the Sea, sottoscritta dai cinesi nel 1996 e che prevede un arbitrato dei giudici Onu dell'Aia in caso di contenzioso sollevato da un Paese. "Pechino non ha titolo storico sulle acque di quel mare". Nessuna delle isole Spratly (Nansha in cinese), in base a tali criteri, è in grado di generare una zona marittima di 12 miglia nautiche o di mare territoriale.

Il neo-presidente, Rodrigo Duterte, in campagna elettorale e all'indomani del suo insediamento ha lasciato intendere in più occasioni di volere intraprendere un processo di distensione con la Cina.

La linea ottenuta collegando i nove puntini - che in inglese è indicata con l'espressione "nine-dash line" - è in conflitto con le cosiddette "zone di sfruttamento economico esclusivo" di tutti i paesi che si affacciano sul Mar Cinese Meridionale: Filippine, Brunei, Malesia e Vietnam. "In futuro, con il rafforzamento del sistema energetico ed elettrico del Mar cinese meridionale, la Cina velocizzerà lo sviluppo commerciale della regione". E' quanto stabiito dal tribunale internazionale di L'Aja nella disputa tra i due Paesi.

Una cosa è certa: questa sentenza non rallenta, se non in misura davvero poco significativa, l'emersione della Cina come grande potenza non più soltanto regionale ma anche globale.

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