Omicidio Yara: Ergastolo per Massimo Bossetti

È il primo step di una battaglia lunghissima. Quando il processo per l'omicidio di Yara Gambirasio è ormai giunto al suo giorno finale, il giorno della verità, l'imputato unico ha parlato davanti ai giudici, chiedendo che venga ripetuto il test del Dna, che costituirebbe la prova regina dell'accusa nei suoi confronti di aver ucciso la ragazzina di Brembate di Sopra. L'arringa dei difensori che dicono che l'imputato ha subìto troppi "colpi bassi".

"Non vedevo il momento di poter parlare - ha continuato Bossetti rivolto ai giudici della Corte d'Assise di Bergamo - non vedevo l'ora di potervi guardare negli occhi per spiegarvi che persona sono, che non è quella che è stata descritta da tanti in quest'aula".

La sentenza, secondo le ultime previsioni, dovrebbe arrivare entro la serata di oggi.

Si è difeso fino all'ultimo Bossetti dalla terribile accusa e dalla grave condanna che lo aspettava. Ha riferito inoltre che vorrebbe incontrare i genitori della piccola Yara, anche loro vittime poiché "non ha ancora saputo trovare il vero colpevole o i veri colpevoli". Se fossi l'assassino sarei un pazzo a dirvi di rifarlo. Bossetti, che portava una polo azzurra e un paio di jeans e parlava dal banco, ha quindi ribadito: "Non sono un assassino".

Massimo Bossetti è stato condannato all'ergastolo per l'omicidio di Yara Gambirasio avvenuto il 26 novembre 2010.

Bossetti è rimasto impassibile alla lettura della sentenza, ai suoi legali ha solo detto "non è giusto, non è possibile, è allucinante, non sono stato io". Ha sottolineato "Sarò uno stupido, sarò un cretino, sarò un ignorantone ma non sono un assassino: questo deve essere chiaro a tutti".

Il 13 maggio scorso il pm Letizia Ruggeri aveva chiesto per il muratore di Mapello il carcere a vita con sei mesi di isolamento diurno. "Massimo parlerà con il cuore", ha detto l'avvocato Salvagni, specificando di non aver "in alcun modo influito sulle sue dichiarazioni, che ha messo per iscritto in questi giorni e leggerà alla Corte, per non rischiare di farsi prendere dall'emozione e perdere il filo del discorso".

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