Rapporto Symbola, la cultura genera 89,7 miliardi e ne muove 249,8

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Nella classifica provinciale per incidenza del valore aggiunto del sistema produttivo culturale e creativo sul totale dell'economia, seguono Roma, attestata sulla soglia del 10%, Torino al 9,1%, Siena all'8,5% e Arezzo al 7,8%. Guardando alle Regioni, sul podio per incidenza del valore aggiunto spicca il Lazio (prima in classifica con l'8,9%), Lombardia (7,5%) e Piemonte (7,1%); quarta la Valle d'Aosta (6,6%) e quinte le Marche (6,2%). E se - spiega il Rapporto - nel periodo 2011/2015 la crisi si è fatta sentire incidendo in negativo su valore aggiunto e occupati del Paese, rispettivamente con il -0,1% e il -1,5%, nelle filiere culturali e creative la ricchezza è invece cresciuta dello 0,6% e gli occupati dello 0,2%. "E che, inoltre, restiamo sopra la media nazionale (anzi contiamo punti in più) per livelli occupazionali nel settore delle imprese creative e turistiche". Un dato comprensivo del valore prodotto dalle filiere del settore, ma anche da quella parte dell'economia che beneficia di cultura e creatività e che da queste viene stimolata, a cominciare dal turismo. L'Italia non è certo un Paese perfetto, ma ha tante energie che vogliono ripartire per uscire dalla crisi. E ritenere la cultura e con essa la qualità, la bellezza, la capacità di innovazione tutelando nel contempo la tradizione e il patrimonio storico-ambientale, effetti moltiplicatori della ricchezza, intesa in senso lato.

Un'Italia proiettata nel domani, che crede nelle sue forze e nelle sue capacità, consapevole che la sua cultura dalla radici antiche è oggi un importante volano per la crescita. Più di un terzo della spesa turistica nazionale, esattamente il 37,5%, è attivata proprio dalla cultura. Il sistema produttivo culturale si articola quindi in 5 macro settori: industrie creative (architettura, comunicazione e branding, design), industrie culturali propriamente dette (film, video, mass-media, videogiochi e software, musica, libri e stampa), patrimonio storico-artistico e architettonico (musei, biblioteche, archivi, siti archeologici e monumenti storici), performing arts e arti visive (rappresentazioni artistiche, divertimento, convegni e fiere) e imprese creative-driven (imprese non direttamente riconducibili al settore ma che impiegano in maniera strutturale professioni culturali e creative, come la manifattura evoluta e l'artigianato artistico).

Quanto alle macroaree geografiche, è il Centro a fare la parte del leone: qui cultura e creatività producono il 7,5% del valore aggiunto totale dell'economia locale.

"Se il nostro Paese sta uscendo dal tunnel della crisi, lo deve anche all'apporto fondamentale di quel mix di cultura, bellezza, creatività espresso dalle oltre 400mila imprese oggetto dell'analisi di Symbola e Unioncamere e, in modo particolare, da quelle attività del made in Italy caratterizzate da forti sinergie con il settore culturale", sottolinea il presidente di Unioncamere, Ivan Lo Bello.

La crescita di incidenza del cuore del Sistema Produttivo Culturale e Creativo sul totale dell'economia regionale, infatti, conferma le Marche al secondo posto in Italia sia per il valore aggiunto (+0,34 punti percentuali) che nell'occupazione (+0,25 punti percentuali). E sono ancora cultura e creatività a impiegare l'8,8% degli occupati di questo territorio. Per ogni euro prodotto dal SPCC, se ne attivano 1,8 in altri settori. "I 2,2 miliardi di valore aggiunto generati in regione dal SPCC, quindi, ne stimolano altri 3,9, per arrivare a 6,1 miliardi prodotti dall'intera filiera cultura, equivalenti al 17% del valore aggiunto regionale". Dal punto di vista dell'incidenza dell'occupazione del sistema produttivo culturale e creativo sul totale dell'economia, come anticipato, è sempre Milano la provincia con le migliori performance.

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