Omicidio Garlasco: "Stasi colpevole oltre ogni dubbio"

Garlasco

L'atto omicidiario. Secondo la Corte di Cassazione, Chiara Poggi fu uccisa da Alberto Stasi con un'azione connotata da "un rapido susseguirsi di colpi di martello al capo della vittima, sferrati all'ingresso dell'abitazione, con rabbia ed emotività".

Nelle motivazioni, un rapporto di 115 pagine redatte dal giudice Rosa Pezzullo, relatrice nel collegio presieduto da Mario Fumo, viene messo in rilievo il percorso logico sulla quale la corte d'appello di Milano ha fondato la condanna nel processo bis. "La mancata individuazione di uno specifico movente, ossia la ragione precisa scatenante l'impeto omicida di Alberto Stasi, non incide in alcun modo sul complessivo quadro indiziario a carico dello stesso, né appare necessario individuarla nel caso di un omicidio d'impeto". Stasi - scrivono i giudici - ha agito senza la volontà di "infliggere alla vittima sofferenze aggiuntive".

L'andamento delle indagini sull'omicidio di Chiara Poggi, a Garlasco il 13 agosto 2007, fu "senz'altro non limpido, caratterizzato anche da errori e superficialità". Nè d'altronde ha senso la versione proposta dalla difesa, che sosteneva che Chiara Poggi sia stata uccisa da un ognoto ladro: non ci sono tracce di effrazione, quindi è chiaro che è stata la ragazza ad aprire la porta al suo assassino. "Il racconto dell'imputato, anche con il riferimento all'indicazione delle modalità di rinvenimento del corpo di Chiara (con la parte visibile del volto bianca, invece che completamente ricoperta di sangue) è assimilabile - si sottolinea in sentenza - a quello dell'aggressore, non dello scopritore". Come "la scelta 'anomalà di non sequestrare nell'immediatezza la 'bicicletta nera da donnà della famiglia Stasi", descritta dalle due testimoni, e la posizione "quantomeno opinabile" assunta, a questo proposito, dal maresciallo Marchetto.

Alberto Stasi è colpevole "oltre ogni ragionevole dubbio" dell'omicidio della fidanzata Chiara Poggi. Ciascun indizio, secondo la Suprema Corte, si integra "perfettamente con gli altri" creando un quadro che non lascia nessuna incertezza al riguardo.

Nella sentenza depositata si legge che Alberto Stasi ha fornito "un alibi che non lo elimina dalla scena del crimine nella finestra temporale compatibile con l'omicidio", e "ha reso un racconto incongruo, illogico e falso, quanto al ritrovamento del corpo senza vita della fidanzata, sostenendo di aver attraversato di corsa i diversi locali della villetta per cercare Chiara".

Piazza Cavour, giudicando "infondato" il ricorso della Procura di Milano che chiedeva di inasprire la condanna per Stasi, osserva che "non merita censure" la decisione della Corte d'assise d'appello di Milano (dicembre 2014) di non riconoscere l'aggravante della crudeltà al delitto di Chiara.

Correlati:

Commenti


Altre notizie