La cultura motore dell'Italia e del Made in Italy

Rapporto Symbola, ecco la geografia della cultura italiana

Dal punto di vista dell'occupazione la classifica cambia con Arezzo seconda, grazie soprattutto al settore dell'oro (9%), e poi Roma (8,8%), Torino (8,5%), Firenze (8%), Modena (7,7%), Bologna (7,6%), Monza-Brianza e Trieste (entrambe al 7,5%) e Aosta (7,3%). A raccontarlo è il Rapporto 2016 Io sono cultura - l'Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi, presentato da Fondazione Symbola e Unioncamere. Più di un terzo della spesa turistica nazionale, esattamente il 37,5%, è attivata proprio dalla cultura.

Le Marche hanno perciò puntato di più rispetto ad altre regioni sulle industrie culturali e creative e più si sono specializzate per valore aggiunto e occupazione del Sistema Produttivo Culturale e Creativo: nel 2015, sia per valore aggiunto (2,2 miliardi di euro, 6,2% di incidenza sul totale dell'economia regionale contro una media nazionale del 6,1%), che per occupazione (42,2 mila unità, 6,6% di incidenza sul totale della locale economia contro il 6,1% italiano), il territorio si colloca sempre al di sopra della media nazionale.

La cultura in Italia nell'ultimo anno ha prodotto 89,7 miliardi di euro, il 6,1% della ricchezza nazionale.

Nello specifico, Macerata è terza per crescita di incidenza di queste attività sul totale del valore aggiunto provinciale e Ancona è l'ottava provincia italiana per valore aggiunto generato dal sistema produttivo culturale e creativo. L'unico studio in Italia che annualmente quantifica il peso della cultura e della creatività nell'economia nazionale.

E a beneficiare di queste dinamiche è soprattutto il turismo: con 974,1 milioni di euro di spesa attivata, le Marche si confermano la prima regione per incidenza della spesa turistica culturale sul totale della spesa turistica attivata dal questo territorio (51,3%).

"Se il nostro Paese sta uscendo dal tunnel della crisi, lo deve anche all'apporto fondamentale di quel mix di cultura, bellezza, creatività espresso dalle oltre 400mila imprese oggetto dell'analisi di Symbola e Unioncamere e, in modo particolare, da quelle attività del made in Italy caratterizzate da forti sinergie con il settore culturale", sottolinea il presidente di Unioncamere, Ivan Lo Bello. L'Italia non è certo un Paese perfetto, ma ha tante energie che vogliono ripartire per uscire dalla crisi. Il sistema produttivo culturale si articola quindi in 5 macro settori: industrie creative (architettura, comunicazione e branding, design), industrie culturali propriamente dette (film, video, mass-media, videogiochi e software, musica, libri e stampa), patrimonio storico-artistico e architettonico (musei, biblioteche, archivi, siti archeologici e monumenti storici), performing arts e arti visive (rappresentazioni artistiche, divertimento, convegni e fiere) e imprese creative-driven (imprese non direttamente riconducibili al settore ma che impiegano in maniera strutturale professioni culturali e creative, come la manifattura evoluta e l'artigianato artistico).

Le industrie culturali producono, da sole, quasi 33 miliardi di euro di valore aggiunto, ovvero il 36,6% della ricchezza generata dal SPCC, dando lavoro a 487mila persone (32,6% del settore). La Toscana nel suo complesso si piazza dunque nei posti alti della classifica delle regioni per occupazione e valore aggiunto dovuti al sistema produttivo culturale e creativo. Nel periodo 2011-2015, è la Valle d'Aosta a fare meglio di tutti rispetto all'incidenza del valore aggiunto del settore (+0,89 punti percentuali) seguita da Marche (+0,45) ed Emilia Romagna (+0,39), quindi la Toscana (+0,39) e il Trentino Alto Adige (+0,31).

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