Emergenza Xylella, dalla Corte Ue sì all’obbligo di abbattere piante

"MISURA PROPORZIONATA". Questa misura, infatti, per la Corte "è proporzionata all'obiettivo di protezione fitosanitaria" ed "è giustificata dal principio di precauzione", in base alle prove scientifiche in possesso della Commissione.

E' imposto l'obbligo di procedere alla rimozione immediata delle piante ospiti del batterio killer degli ulivi, indipendentemente dal loro stato di salute, se situate in un raggio di 100 metri attorno alle piante infettate.

"La Corte considera la rimozione delle piante ospiti situate in prossimità delle piante infette rigorosamente proporzionata", s i legge ancora nella sentenza che sottolinea come Commissione abbia tentato misure meno pesanti senza successo. "Mentre l'Italia e la Regione Puglia attendono e la Xylella avanza anche nelle province di Taranto e Brindisi, la Corte di Giustizia dell'Unione Europea ribadisce l'obbligo di abbattimento degli ulivi potenzialmente infetti, ma anche di quelli sani a ridosso degli stessi, nella cosiddetta zona cuscinetto".

La Corte precisa che tale obbligo non è in contraddizione con l'obbligo di eseguire un opportuno trattamento fitosanitario, comportante, "se del caso", la rimozione della pianta. Tale trattamento preliminare riguarda, infatti, non la pianta in sé stessa, bensì gli insetti portatori dell'infezione batterica e mira a limitare il rischio della diffusione di questi ultimi al momento della successiva rimozione della pianta.

Le piante potenzialmente infettate dal batterio Xylella fastidiosa, anche se non presentano sintomi d'infezione, se si trovano in prossimità delle piante già infettate possono essere rimosse.

In altre parole, la Corte di giustizia ritiene che seppure non sia stato scientificamente dimostrato "un sicuro nesso causale tra il batterio e il disseccamento rapido", risulta che "esiste una correlazione significativa tra tale batterio e la patologia di cui soffrono gli ulivi".

Ma la Corte con sentenza di oggi conferma la validità della decisione della Commissione. Pertanto, oltre a confermare la violenza delle misure precedentemente adottate, l'Ue scarica incredibilmente la patata bollente sull'Italia che dovrà ipotizzare in solitudine un regime che conceda ai "proprietari dei fondi interessati un indennizzo ragionevolmente commisurato al valore delle piante distrutte". Da un lato, tale misura "fa seguito all'adozione da parte della Commissione, nel 2014, di misure meno gravose che non hanno consentito di impedire la propagazione del batterio nella parte settentrionale della provincia di Lecce". Allo stesso modo ricorda che, sebbene queste non prevedano un indennizzo ai proprietari, questo non può però essere escluso.

Arriva come una doccia gelata la decisione dalla Corte Ue in merito alla vicenda Xylella.

Il portavoce del commissario Ue Andriukaitis: ora ci aspettiamo che Italia applichi le misure. Lo abbiamo fatto coinvolgendo ricercatori internazionali e locali, associazioni di categoria italiane e organizzazioni europee. La distanza di sicurezza di 100 metri quindi in sostanza è solo ipotizzata poiché ritenuta "appropriata".

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