Bari - XYLELLA: DICHIARAZIONE DEL PRESIDENTE EMILIANO SU SENTENZA CORTE UE

Le piante potenzialmente infettate dal batterio Xylella fastidiosa, anche se non presentano sintomi d'infezione, se si trovano in prossimità delle piante già infettate possono essere rimosse. Tuttavia, i giudici comunitari evidenziano che "se la situazione dovesse evolvere nel senso che, sulla scorta di nuovi dati scientifici pertinenti, l'eradicazione del batterio non richiedesse più la rimozione di tutte le piante ospiti in prossimità delle piante infette, la Commissione dovrebbe modificare la propria decisione al fine di tenerne conto".

Nella sentenza i giudici Ue fanno riferimento a prove scientifiche in possesso della Commissione europea che giustificano le drastiche misure contro la Xylella. La Corte di Giustizia Europea si è pronunciata in seguito al ricorso di alcuni proprietari di uliveti salentini avanzato al Tar del Lazio che aveva sospeso nel dicembre scorso l'ordine della commissione della Ue di rimozione delle piante e aveva rimandato di nuovo la questione alla corte. Il consigliere regionale Cristian Casili (M5S), vicepresidente della commissione Ambiente, afferma: "L'Europa, che è prima responsabile del disastro Xylella non avendo adempiuto correttamente al controllo sullo scambio merci internazionale, oggi si appella al "principio di precauzione" per ricorrere nuovamente alle eradicazioni".

Anche se la decisione della Commissione europea non prevede per ora un regime di indennizzo, non significa che questo diritto sia escluso. A stabilirlo è la Corte di giustizia Europea che spegne definitivamente la speranza di poter salvare un patrimonio prezioso diventato, in un sol colpo, il fiore all'occhiello e la croce di questa terra. "Maledetta Unione Sovietica Europea! - urla dal suo profilo Facebook il segretario del Carroccio - Ordina di abbattere gli ulivi in Puglia anche se non ancora malati di xylella". Tale trattamento preliminare riguarda, infatti, non la pianta in sé stessa, bensì gli insetti portatori dell'infezione batterica e mira a limitare il rischio della diffusione di questi ultimi al momento della successiva rimozione della pianta.

Sebbene i pareri scientifici non abbiano dimostrato l'esistenza di un sicuro nesso causale tra il batterio Xylella e il disseccamento rapido degli ulivi, risulta però da questi stessi pareri che esiste una correlazione significativa tra tale batterio e la patologia di cui soffrono gli ulivi. "Una giusta indennità" potrebbe sempre essere decisa successivamente, anche in base alla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione, conclude la Corte.

"Dopola pubblicazione del parere dell'avvocato generale della Corte, sapevamo già che la sentenza avrebbe valutato come corrette le misure della Commissione - dice D'Amato - Del resto, la Corte è stata chiamata a esprimersi sulla correttezza procedurale, che non è al centro delle nostre contestazioni". Si tratta quindi di una "misura appropriata e necessaria".

La sentenza arriva in un momento critico dell'emergenza Xylella in Italia.

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