Modifiche alla disciplina dei voucher lavoro

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A stabilirlo, tra l'altro, è il decreto correttivo del Jobs act approvato ieri in via preliminare dal Consiglio dei ministri.

I voucher diventano tracciabili: i committenti, imprenditori non agricoli e professionisti, dovranno inviare sms o mail un'ora prima dell'inizio della prestazione all'Ispettorato nazionale del lavoro indicando dati anagrafici, codice fiscale del lavoratore, luogo e data della prestazione.

Gli imprenditori agricoli sono quindi tenuti a comunicare i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, il luogo e la durata della prestazione con riferimento ad un arco temporale non superiore a 7 giorni.

Una cosa è certa: lo strumento-voucher, nato per controllare la regolarità del lavoro accessorio, nel tempo è stato utilizzato dagli imprenditori per dare una parvenza di "regolarità" al lavoro precario, spesso uscendo fuori dai studi di settore e dalle pastoie burocratiche legate alla contrattazione nazionale che rende (anche in assenza dell'art.18) più complicato di un pagamento con voucher la conclusione di un contratto di lavoro. Le nuove norme prevedono la tracciabilità dei buoni lavoro. "Ci sono - sottolinea in una nota Confagricoltura Liguria - due 'positività' nel decreto, ovvero il fatto che il Governo ha tolto per l'agricoltura il 'tetto' massimo dei 2.000 euro, e che la comunicazione da parte del datore di lavoro agricolo, della prestazione soggetta a voucher, potrà essere 'registrata' a sette giorni". In caso di mancata comunicazione dell'avvio della prestazione, quando il decreto andrà in vigore dopo il passaggio parlamentare e il via libera definitivo da palazzo Chigi - ha chiarito il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti - si rischierà una multa tra i 400 e i 2.400 euro per ogni lavoratore coinvolto.

Il boom dei voucher, si afferma, non è tanto in agricoltura, quanto negli altri settori.

Il Governo inoltre conferma l'uso dei voucher per i lavori agricoli limitati a determinate categorie di lavoratori: studenti e cassaintegrati. L'anno scorso sono stati venduti 115 milioni di buoni del valore nominale di 10 euro (con una crescita del 66% sul 2014) ma già nel primo trimestre di quest'anno le vendite di voucher hanno superato i 31 milioni (+45,6%).

Adesso il decreto legislativo va alle commissioni competenti delle Camere che dovranno esprimere il parere obbligatorio ma non vincolante. Questa misura potrà essere applicata solo ai contratti di solidarietà in atto da almeno 12 mesi o comunque stipulati prima del 1° gennaio 2016. In particolare, "ai lavoratori spetta un trattamento di integrazione salariale di importo pari al 50% dell'integrazione salariale prevista prima della trasformazione del contratto e il datore di lavoro integra tale trattamento almeno sino alla misura dell'integrazione salariale originaria".

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