Nestlé cede a Fida le storiche caramelle Perugina

Le caramelle Rossana tornano italiane: passeranno da Nestlé all'azienda astigiana Fida

"Siamo pronti a investire risorse umane ed economiche nel loro sviluppo e nella loro valorizzazione": è così che viene accolta la notizia della cessione Rossana a Fida dal gruppo Nestlè, dal presidente ed amministratore delegato dell'azienda astigiana Eugenio Pinci. "Una nuova casa è quindi pronta ad accogliere Rossana e le altre, che verranno prodotte all'interno dello stabilimento di Castagnole delle Lanze, in provincia di Asti" evidenzia la nota.

"La cessione era nell'aria da tempo - afferma Ciprini - soprattutto dopo che, a inizio marzo, la multinazionale svizzera aveva annunciato 60 milioni di investimenti in tre anni sul 'Bacio' e chiarito che non avrebbe più speso un euro per le 'Rossana' perché, secondo l'azienda, il business (che rappresenta il 2 per cento della quota di mercato) non avrebbe retto".

Leo Wencel, Capo Mercato Gruppo Nestle' in Italia, ha commentato: "Ci ha colpito il calore e l'affetto dimostrato dai consumatori nei confronti di Rossana negli ultimi mesi". 'Siamo orgogliosi dell'accordo raggiunto oggi, che, grazie a significative sinergie tecnologiche, produttive e commerciali, ci consente di rafforzare la nostra posizione sul mercato ampliando il nostro portafoglio prodotti con brand storici molto amati. Il closing dell'operazione, per l'acquisizione del marco 90ennale, è atteso entro il mese di giugno.

Pertanto, l'intera produzione si trasferirà al nord, mentre la Nestlè concentrerà gli stabilimenti di Sisto sulla produzione del cioccolato, suo prodotto principale. Con queste parole la Capogruppo in commissione Lavoro, Tiziana Ciprini (M5S), esprime delusione nell'apprendere che un altro pezzo di Perugia se ne andrà via. Nei giorni scorsi i biscotti sono stati ceduti al gruppo Tedesco, che nello stabilimento di Pierantonio possiede anche il marchio "Piselli" ora la scelta per le caramelle. "Anziché ricorrere a questi pessimi escamotage, sarebbe bastato far crescere i fatturati, ma è mancata la volontà anche da parte di quei sindacati che si sono resi complici, con la loro inerzia, di tale dissesto" - conclude Ciprini.

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