Agnelli: "Juventus mai in vendita. Magari prendiamo un club estero"

Juve parla Agnelli Il nostro obiettivo è vincere con i conti a posto

Tra i 3 interventi fatti, quello che mi ha creato più dubbi è il Financial Fair Play. Per la Vecchia Signora, come spiega Agnelli, è un giocatore fondamentale di cui il club non si vuole privare: "Cosa è Pogba, lo dimostra come lo usa l'Adidas, anteponendolo ad una ridda di giocatori in modo continuativo". Poi maggiore è la concorrenza, e più noi siamo stimolati a fare bene. La compattezza del nostro gruppo di lavoro ci ha dato la carica per risollevarci. Noi non abbiamo seconde squadre da cui attingere talenti, invece sono state introdotte regole che non hanno ancora permesso di risolvere. In un secondo momento il numero uno bianconero parla del suo rapporto con Allegri e gli altri allenatori che sono stati alla guida della Juventus: "Con Allegri ho un ottimo rapporto e prima di lui anche con Conte e Delneri". Il rapporto con John Elkann non è buono, ma di più. Noi oggi siamo una grande società con un fatturato di 350 milioni e 700 dipendenti. Dal mio punto di vista la società è ben impostata per reggere alle sfide dei prossimi due o tre anni. La vera domanda è come fare a non perdere ulteriore terreno dalle grandi realtà europee. "Io do loro degli obiettivi, loro conoscono i parametri, poi sono loro che si muovono e fanno le scelte". Questo deve essere uno dei pilastri anche di quello che deve essere il calcio europeo negli anni a venire, il fatto di avere extra-comunitari in rosa, in alcuni Paesi c'è libertà totale, in altri è contingentato, così come finestre di mercato aperte più a lungo o meno a lungo in altri Paesi. "Se ci sono offerte per Pogba?". Oltre al mister ci sono anche Marotta, Paratici e Nedved che sono importantissimi e stanno a stretto contatto con la squadra.

Agnelli, infine, torna poi sulla mancata 'concessione' di Bonucci alla Nazionale per lo stage: "Nessun galateo, un conto è allenarsi con Bonucci, un altro contro un ragazzino della primavera". Averlo con la squadra è un beneficio in vista della Coppa Italia: ha un grande carattere, è un uomo spogliatoio. Mi sorprende che questo non venga capito. Sturaro, Zaza e Rugani si aggiungono allo zoccolo duro. Non è cosa dice l'azionista che decide. Tantissime cose. In prima battuta la residenza mia e di mio cugino a Torino, viviamo lì.

Il calcio italiano, però, deve cambiare radicalmente se vuol tornare a essere il più bello al mondo, il migliore in Europa: "Nel calcio italiano c'è poco da proteggere: dobbiamo, piuttosto, puntare a innovare". La nostra sede è a Torino, giochiamo nel Campionato Italiano, non possiamo pensare di andare a giocare in un altro Campionato. Al di là di quegli investimenti, rimane il grandissimo affetto per la città.

Ma oltre ad amore e passione, Agnelli spinge anche per l'innovazione e per un calcio più moderno che sappia attirare gli investitori stranieri e che renda il prodotto più appetibile.

Alla Juventus non conviene mantenere questo status quo, visto che continua a vincere? .

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