Scoperto traffico illecito di rifiuti "Mattoni fragili usati nelle#39;edilizia"

Napoli, 250mila tonnellate di rifiuti smaltiti illecitamente: 15 imprenditori e professionisti ai domiciliari

Alla base uno smaltimento illecito di rifiuti, in due cave della Campania, pari a oltre 250 mila tonnellate. Nel solo periodo gennaio/settembre 2014, è stato calcolato che gli indagati hanno gestito illecitamente oltre 200mila tonnellate di rifiuti con un conseguente guadagno illecito di svariati milioni di euro. L'operazione è stata portata a termine dai carabinieri del Noe, in collaborazione con la procura di Napoli: quello che è stato scoperto era un sistema consolidato di traffico di rifiuti che si serviva di documenti falsi per il trasporto e certificati contraffatti di analisi presso il Comune di Giugliano.

Le indagini sono partite dalle verifiche effettuale dal Nucleo operativo ecologico dei carabinieri di Caserta in seguito ad un esposto anonimo nel quale veniva denunciata un'attività di raccolta, stoccaggio e commercio di inerti da demolizione. In questa cava venivano smaltiti rifiuti provenienti da demolizioni di edifici della città e provincia di Napoli, senza essere sottoposti a processi di separazione, vagliatura e macinazione.

Tra i destinatari delle 14 misure cautelari ci sono Toni Gattola, titolare di una società di consulenza ambientale (Omega Srl), e tre componenti della famiglia Liccardi, titolari di una società edile (Eu.Sa.Edilizia Srl), nonché i titolari della San Severino ricomposizioni ambientali (Massimo Capuano, Enrico Micillo, Gennaro Pianura), il titolare della societa' Te.Vin Srl (Crescenzo Catogno), e quelli della Neos (Biagio Illiano, Antonio e Luigi Carannante), insieme a collaboratori e dipendenti delle società coinvolte nell'indagine.

Dalle indagini è emerso inoltre che nella cava di Neos venivano mischiati i rifiuti delle demolizioni con la pozzolana, e il mix era rivenduto ad una ditta di Caserta, produttrice di laterizi e cemento. I traffici illeciti, un sistema, secondo gli inquirenti, sono emersi anche nei lavori di ripulitura dell'alveo di via Cirillo a Quarto dove, alcuni degli indagati, hanno smaltito rifiuti speciali non pericolosi, abbancandoli sulle sponde del canale e nei terreni circostanti, ricoprendoli con terreno vegetale che, però, con le piogge è franato. Condotte "gravi", sempre secondo gli investigatori, che avrebbero "evidenziato un concreto danno per l'ambiente".

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