Noe sequestra cave, 250.000 ton. rifiuti

Napoli smaltimento illecito di rifiuti in due cave 15 arresti

Ma questa volta le perquisizioni sono state estese a molte regioni italiane tra cui la Sicilia (Catania, Isola delle Femmine) la Puglia (Foggia) e la Lombardia (Bergamo).

Al termine della procedura tutti gli scarti venivano eliminati aggiungendoli al materiale di fabbricazione dei mattoni delle due ditte. L'area interessata all'illecito smaltimento è compresa tra i comuni di Quarto, Bacoli e Giugliano, nel Napoletano, area ricadente all'interno della cosiddetta Terra dei Fuochi. Il traffico stimato nell'inchiesta ha un volume di 250 mila tonnellate. Un affare che sarebbe andato avanti dal gennio 2014 all'ottobre 2015. E' quanto ipotizzato dai magistrati della Direzione antimafia di Napoli che hanno coordinato un blitz eseguito dai carabinieri del Noe di Caserta e della polizia metropolitana di Napoli. È una delle ultime indagini che porta la firma del colonnello Ultimo (Sergio De Caprio) e del maggior Pietro Rajola Pescarini. Presso la cava, autorizzata ad effetturare operazioni di ricomposizione ambientale, cioè quell'insieme di azioni aventi lo scopo di realizzare un assetto dei luoghi tendente alla salvaguardia dell'ambiente naturale ed alla conservazione della possibilità di riuso del suolo, in realtà venissero smaltiti i rifiuti provenienti da demolizioni di edifici della città e provincia di napoli, senza essere sottoposti a processi di separazione, vagliatura e macinazione mediante apposito impianto, peraltro in una zona a rischio idraulico, così come individuata dall'autorità del bacino nord occidentale dellaCcampania. L'area della cava San Severino, inoltre, era già stata indicata da un collaboratore di giustizia, Nunzio Perrella, come sversatoio illegale. In questo caso, le indagini avrebbero accertato come gli indagati miscelassero i rifiuti provenienti dalle demolizioni con la pozzolana prodotta nella cava, rivendendone il miscuglio all'industria Moccia di Caserta, produttrice di laterizi e cemento. Attualmente sono 39 le persone indagate, 14 sono ai domiciliari, 4 hanno l'obbligo di dimora.

Alcuni rifiuti erano stati nascosti nella vasca di laminazione dell'alveo, proprio nel luogo da cui erano stati rimossi, causando così l'ostruzione del flusso delle acque.

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