Papa a vertice Istanbul: nessun rifugiato sia senza accoglienza

Istanbul, inizia oggi il primo World Humanitarian Summit

È l'invito lanciato dal Segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon ai partecipanti della due giorni del World Humanitarian Summit di Istanbul.

Nel mondo sono circa 125 milioni le persone che hanno bisogno di aiuti umanitari, tra queste 60 milioni di persone hanno dovuto abbandonare le proprie case per fuggire da persecuzioni e conflitti. Per questo Oxfam, una delle più importanti confederazioni internazionali nel mondo specializzata in aiuto umanitario e progetti di sviluppo, lancia l'allarme con la pubblicazione del report "L'impegno per il cambiamento" proponendo una sfida ambiziosa rivolta non solo ai Governi ma anche alle organizzazioni umanitarie in prima linea nella gestione delle più gravi emergenze in corso in tutto il mondo.

"Settantaquattro anni fa nasceva Oxfam con il suo primo intervento umanitario al fianco della popolazione greca messa in ginocchio dalla carestia provocata dalla guerra". Per la prima volta al centro di un summit mondiale ci sono le crisi umanitarie con l'obiettivo di dimezzare il numero di persone sfollate entro il 2030. Ecco perché i governi devono iniziare davvero a mettere al primo posto la difesa dei diritti umani, e non gli interessi economici, nè i profitti generati dal commercio di armi. "Tutto ciò deve finire", ha affermato la cancelliera tedesca, Angela Merkel, esortando i governi a rispettare i propri impegni riguardo agli aiuti, prendendo la parola in apertura del vertice mondiale dell'Onu sulla crisi umanitaria, e aggiungendo che la comunità internazionale non dispone di un sistema umanitario che sia "compatibile con il futuro".

Il responsabile emergenze umanitarie di Oxfam Italia, Riccardo Sansone, sostiene con forza che "è l'incapacità dei governi nell'affrontare le cause primarie dei conflitti e dei disastri che sta portando alla sofferenza di milioni di persone e minaccia di sottoporre l'intero sistema umanitario ad una prova senza precedenti". I bisogni dei più vulnerabili devono essere impressi a grandi lettere nelle agende dei governi per risolvere davvero e congiuntamente i conflitti e porre fine alla cultura dell'impunità in cui i civili vengono uccisi senza conseguenze.

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