Clamoroso arresto del ginecologo Antinori

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A due "strette collaboratrici" del ginecologo è stato notificato il divieto di dimora nei comuni di Milano e Roma per gli stessi reati.

Nei suoi confronti, dunque, accuse pesantissime: Antinori avrebbe immobilizzato, anestetizzato e costretto una ragazza spagnola di 24 anni (che doveva essere sottoposta in clinica a una cura ormonale per il trattamento di una cisti ovarica) a subire l'espianto di alcuni ovuli. La donna, al risveglio dall'anestesia, sarebbe riuscita a trovare un telefono e chiamare il 112.

Pietrocarlo ha aggiunto anche che la donna firmò un modulo di adesione al programma di ovulodonazione, poi un consenso informato, "dopo aver avuto il supporto di uno psicologo che ne attestò la consapevolezza della scelta e la mancanza di problematiche". La vittima è un'infermiera ed era in prova nella clinica Matris di Milano. L'infermiera 24enne avrebbe conosciuto Antinori a Milano. Ma prima di passare alle perizie calligrafiche, bisognerà capire se qualche dettaglio dell'interrogatorio, svolto prima da poliziotti che non parlavano la sua lingua, poi da agenti che comprendono lo spagnolo. Ad angosciarla "era la modalità" di quello che lei ritiene "un raggiro".

Sull'indagine che riguarda Antinori, il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha detto: "Fermo restando che sarà la magistratura a stabilire fatti, reati e responsabilità, se le liste di attesa per gli ovociti giustificassero, anche solo come esercizio dell'assurdo, l'espianto violento a donne non consenzienti, allora dovremmo aspettarci il traffico di organi, viste le lunghe liste di attesa per trapianti salvavita. Una brava ragazza, ora molto segnata al pensiero che abbiano potuto approfittare di lei".

"E' davvero paradossale che un uomo come Antinori, candidato al premio Nobel, una vita dedicata alla ricerca per consentire la maternità dove non è possibile, e che per questo ha ottenuto molti riconoscimenti internazionali, sia trattato alla stregua di un tour operator". Ora le indagini proseguiranno, ma quando si instaurerà un eventuale processo, "senza dubbio ci costituiremo parte civile e la ragazza chiederà un risarcimento del danno, che è di difficile quantificazione, perché non ci sono precedenti simili in Italia".

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