Mafie e agricoltura: un business da 16 miliardi di euro

Agromafie 2016” domani la presentazione del quarto rapporto

436 milioni di euro è il valore totale dei sequestri nel 2015 con il 24 per cento nella ristorazione, il 18 per cento nel settore della carne e dei salumi e l'11 per cento in quello delle farine, del pane e della pasta.

I lavori saranno introdotti da Gian Carlo Caselli - Presidente del Comitato Scientifico dell'Osservatorio sulla criminalità nell'agricoltura e sul sistema agroalimentare al quale seguiranno la presentazione di Gian Maria Fara - Presidente Eurispes e gli interventi di Andrea Orlando - Ministro della giustizia, Maurizio Martina -Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Giovanni Legnini - Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Rosy Bindi -Presidente della Commissione parlamentare antimafia, Raffaele Cantone - Presidente dell'Autorità Nazionale Anticorruzione.

"Si tratta dunque di lavorare - è il commento di Coldiretti Abruzzo - per il superamento della situazione di solitudine invertendo la tendenza allo smantellamento dei presidi e delle forze di sicurezza presenti sul territorio, ma anche incentivando il ruolo delle associazioni di rappresentanza attraverso il confronto e la concertazione con la Pubblica amministrazione, perché la mancanza di dialogo costituisce un indubbio fattore critico nell'azione di repressione della criminalità". E tante le conseguenze che si legano a questo reato, dal porto illegale di armi da fuoco, il riciclaggio, ma anche furti di attrezzature e mezzi agricoli, macellazioni clandestine o danneggiamento delle colture con il taglio di intere piantagioni.

Numeri che collocano le Marche nella parte bassa della classifica. Nel Lazio sono stati 1.170. Dai 38.786 controlli effettuati dai Nas nell'ultimo anno sono emerse non conformità in ben un caso su tre(32%). Quanto al lavoro nero, monitoriamo le nostre aziende e siamo pronti ad espellere dall'organizzazione chi non rispetta i lavoratori. "Quello che oggi è il più apprezzato patrimonio italiano nel mondo - commenta David Granieri, presidente della Coldiretti del Lazio - non può essere appannaggio delle mafie e deve invece restare sotto il controllo esclusivo delle imprese agricole sane che producono e vendono qualità nella legalità e concorrono sempre più significativamente alla formazione del Pil regionale".

"È urgente la riforma della normativa a tutela dell'agroalimentare. In Italia le attività criminali nell'agroalimentare si scoprono perché c'è una attività di controllo all'avanguardia a differenza di quanto avviene in altri Paesi dentro e fuori dall'Unione Europea".

"La capacita' di attrazione dei capitali legali da parte della malavita - sottolineano Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalita' nell'agricoltura e sul sistema agroalimentare - e' bene videnziata dall'attivita' della Guardia di Finanza che fa notare come le mafie non limitano la loro attivita' solo all'accaparramento dei terreni agricoli, ma spaziano in tutto l'indotto, arrivando a operare direttamente nelle attivita' di trasporto e di stoccaggio della merce, nell'intermediazione commerciale e nella determinazione dei prezzi". La 'ndrangheta appare maggiormente rivolta sia all'acquisizione di vasti appezzamenti di terreno e alla gestione di societa' operanti nel settore agricolo sia al conseguimento illecito di contributi comunitari in materia di politica agricola. Il dossier sulle agromafie evidenzia che tra i 20 ed i 25 miliardi di euro vengono sprecati per il mancato utilizzo dei beni confiscati sulla base delle stime dall'Istituto nazionale degli amministratori giudiziari (Inag).

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