Omicidio Macchi, madre Binda lo difende

"Sono tranquillo - avrebbe confidato l'uomo al suo legale - Non c'entro nulla, aspetto che tutto si chiarisca". "Valuteremo successivamente se fare ricorso al tribunale del riesame". riferisse l'avvocato Martelli, penalista importante di Varese presidente dell'ordine degli avvocati. Il presunto assassino di Lidia Macchi "Non riesce a spiegarsi come dopo tanti anni sia finito in questa situazione, continua a negare di aver ucciso lui Lidia", ha raccontato ancora l'avvocato difensore di Binda che non si sbilancia ulteriormente, però, rimandando ogni dichiarazione al giorno dell'interrogatorio del GIP al sospettato, programmato per martedì. "Ma mi sembra che stia reagendo con tranquillità e ovviamente continua a negare". Sono trascorsi solo pochi giorni da quando l'uomo è stato trasferito in cella per l'omicidio di Lidia Macchi, 21enne trovata uccisa in un bosco di Cittiglio, nel Varesotto, nel 1987.

Binda ha invece espresso grande preoccupazione per le condizioni della madre, ultrasettantenne, con la quale vive a Brebbia (Varese), nella stessa villa in cui anche la sorella con il marito. L'uomo deve difendersi dalle accuse di omicidio volontario aggravato dai motivi "abietti e futili, dalla crudeltà, dal nesso teleologico e dalla minorata difesa" della vittima. L'allora coetaneo di Lidia, frequentava lo stesso liceo della ragazza e lo stesso ambiente di Comunione e Liberazione. Il Gip li definisce "buoni amici". Le indagini sulla morte di Lidia Macchi, hanno subito una svolta nell'estate scorsa seguendo la pista di una lettera anonima arrivata alla famiglia nel giorno dei funerali della ragazza.

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