Scoperto il killer molecolare della Sla: ecco chi uccide i neuroni

È stato scoperto il killer molecolare responsabile della Sclerosi Laterale Amiotrofica (Sla). La sua struttura tridimensionale è stata scoperta per la prima volta da uno studio pubblicato sulla rivista dell'Accademia americana delle scienze (Pnas), che apre la strada a nuovi farmaci mirati contro la Sla e accende una nuova luce su altre malattie neurodegenerative che hanno in comune la presenza di aggregati di proteine anomale nel cervello, come l'Alzheimer. A segnare il punto sono i ricercatori della University of North Carolina School of Medicine (Usa) che hanno identificato il "killer" molecolare che uccide i neuroni del movimento.

Per gli autori, questa ricerca potrebbe rappresentare un passo cruciale verso lo sviluppo di farmaci in grado di fermare la formazione dei grumi e la progressione della malattia.

Questo killer molecolare, nel dettaglio, è rappresentato da un aggregato di proteine che si presenta estremamente instabile e reattivo, e che porta alla paralisi il sistema nervoso centrale 'avvelenandolo'. Gli studiosi adesso vogliono conoscere la forma delle strutture per ideare nuovi farmaci, per bloccarne l'azione o prevenirne addirittura la formazione.

Nel caso della SLA, i malati vanno progressivamente incontro ad una paralisi graduale causata dall'uccisione dei neuroni che controllano il movimento e tutte le attività ad esso correlate, come la capacità di parlare, deglutire e respirare. Dallo studio è emerso che nell'1-2% dei casi è stata identificata una proteina mutata, nota come SOD1. I ricercatori sapevano fin dai primi anni '90 che questa proteina era la causa dell'insorgenza della SLA, in quanto uccideva i neuroni cerebrali dei pazienti.

Meccanismi che potrebbero esserci d'aiuto anche nella lotta alla malattia. Non bisogna sottovalutare l'importanza di questo studio: maggiori sono i dettagli che si comprendono di una malattia neurodegenerativa come la sclerosi laterale amiotrofica, maggiori saranno le possibilità di trasportare ed applicare le conoscenze ottenute ad altre patologie simili.

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